domenica 14 febbraio 2010

Alcune esperienze personali


 

Ho iniziato a conoscere l'atletica leggera all'età di 12 anni grazie al mio insegnante di educazione fisica.

Erano anni in cui non esisteva l'offerta sportiva attuale, o calcio o corsa, anche perché erano le discipline che costavano meno.

Inoltre, in quel periodo, avevamo campioni che facevano parlare di sé e che sollecitavano il nostro spirito di emulazione.

Di lì a poco sarebbe incominciata l'era di Mennea e della Simeoni.

Dopo aver sofferto per un paio d'anni correndo sempre, il mio allenatore mi fece provare il salto in lungo.

Non ho mai ottenuto grandi risultati, anzi…., però sognavo anche la notte di saltare.

Ho cominciato a fare l'istruttore molto presto, facendo tutta la trafila degli errori che si possono fare quando si inizia.

Compreso l'atteggiamento di rigidità tipico dei giovani quando insegnano a qualcuno ancor più giovane.

Per anni ho "allenato" - parola grossa! – i velocisti della mia società senza gran clamore.

Ho ottenuto i primi risultati decenti, dopo una decina di anni di esperienza, con un paio dei miei ragazzi che praticavano le prove multiple.

Da alcuni anni, ho deciso di occuparmi solo di salti in estensione.

Per anni ho collaborato con il settore tecnico della Lombardia, ed ho avuto la possibilità di accrescere le mie conoscenze anche grazie ai ragazzi che venivano convocati.

Ho maturato alcuni convincimenti.

Innanzitutto l'apprendimento del gesto deve essere divertimento, soprattutto per i ragazzi, ma anche per il tecnico.

L'apprendimento da parte dei ragazzi deve essere consapevole. Cioè dovremmo sempre informarli delle finalità delle esercitazioni proposte.

Questa consapevolezza li renderà più disponibili a provare nuovi esercizi vincendo legittimi dubbi e naturali timidezze.

Grande effetto può avere una corretta dimostrazione delle novità da parte del tecnico o, meglio ancora, con l'esempio di atleti più grandi ed evoluti.

Trovo che riuscire a comunicare (trasmettere) le giuste sensazioni che si devono provare durante l'esecuzione dei gesti tecnici, sia fondamentale per l'acquisizione degli stessi da parte dei giovani atleti.

Altro punto che ritengo fondamentale è sviluppare prima di tutto una corretta tecnica di corsa.

Di conseguenza le andature tecniche diventano estremamente importanti nell'ambito dell'allenamento a qualsiasi livello di qualificazione dell'atleta.

E per una giusta esecuzione dell'andatura, poi della corsa, poi del balzo, poi dello stacco, il nostro obiettivo primario deve essere quello di dotare i nostri atleti di piedi eccezionali.

In tutte le discipline dell'atletica, e non solo, l'azione parte dai piedi e nei salti, nelle corse e nei lanci primeggiano gli atleti che meglio li sanno utilizzare.

La mobilizzazione delle articolazioni e l'allenamento della muscolatura delle nostre estremità inferiori, devono avere parte rilevante all'inizio di ogni seduta di allenamento, durante ogni periodo dell'anno.

I lavori specifici per i piedi e le andature tecniche, svolti preferibilmente su diverse superfici, possono sostituire il classico e noioso riscaldamento di corsa, con risultati che possono essere sorprendenti nelle categorie giovanili.

Credo tra l'altro che sia più efficace, anche per i velocisti in questo caso, effettuare un quarto d'ora in più di andature piuttosto che due o tre ripetute di corsa magari con azione non corretta.

Con i giovani dobbiamo avere estrema pazienza e non dovremmo cercare il risultato a tutti i costi.

Dal mio punto di vista i risultati che contano sono quelli che si realizzano dai 20-22 anni in poi.

Cercare di sviluppare alti gradienti di forza o utilizzare elevati carichi di lavoro prima di questa età, consente di ottenere grandi prestazioni a livello giovanile, ma, quasi sempre, porta a scompensi dovuti alla non maturazione fisiologica dei ragazzi con relativi infortuni e precoci abbandoni dell'attività.

Inoltre dobbiamo considerare che, se la crescita dei nostri atleti è dovuta a carichi di lavoro molto intensi, non avremo a disposizione in futuro margini di incremento sugli allenamenti.

Molto meglio quindi lavorare sulle capacità coordinative, sulle tecniche dei gesti e diversificare il più possibile gli allenamenti, anche inserendo giochi vari.

Equilibrio, coordinazione e ritmica sono altre capacità il cui sviluppo è fondamentale per aiutare il ragazzo a diventare un saltatore.

La ricerca dell'equilibrio migliora con esercizi che stimolino la propiocettività, su un solo arto, ad occhi chiusi, in appoggio su superfici morbide e instabili.

Per la coordinazione gli esercizi che abbiamo a disposizione sono innumerevoli.

Per esempio ai nostri saltatori potremmo chiedere di eseguire azioni con tronco ed arti superiori, come schiacciare o agguantare un pallone, durante la fase di volo.

La ritmica, fondamentale per l'esecuzione di una buona rincorsa, può essere stimolata utilizzando ostacolini, cerchi, bacchette o quant'altro per creare situazioni obbligate di falcata.


 

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